Negli anni Ottanta, Roma fu teatro di numerosi attentati terroristici riconducibili a gruppi internazionali, in particolare mediorientali. Gli obiettivi principali furono sedi diplomatiche, compagnie aeree, luoghi pubblici e infrastrutture civili.
Nel dicembre 1985, un colpo di bazooka fu sparato contro l’ ambasciata americana di via Veneto . L’attacco, attribuito a militanti legati all’organizzazione palestinese di Abu Nidal , non provocò vittime, ma fu inserito dai servizi di intelligence in una più ampia strategia di destabilizzazione.
Il 27 dicembre dello stesso anno , un commando armato attaccò l’aeroporto di Fiumicino, aprendo il fuoco sui passeggeri in coda ai banchi della compagnia El Al. L’azione, condotta in parallelo con un attentato simile a Vienna, causò 17 morti e oltre 100 feriti nella sola Roma.
In quegli anni, lavoravo come fotoreporter per il quotidiano Paese Sera. Ricevevo chiamate dalla redazione non appena avveniva un’esplosione, un assalto o un attacco armato: dovevo raggiungere il luogo dell’attentato e documentare visivamente gli eventi. Fotografai i resti dell’ordigno lanciato contro l’ambasciata, le operazioni di polizia a Fiumicino, le scene successive agli attentati in via Bissolati e nei pressi delle compagnie aeree straniere.
Roma visse un lungo periodo di allerta, con frequenti evacuazioni, falsi allarmi e un’intensa presenza di forze dell’ordine nei punti strategici. La città, per la sua rilevanza diplomatica e il ruolo di crocevia internazionale, fu una delle capitali europee più esposte all’ondata terroristica di quegli anni.