Terremoto all’Aquila

Terremoto all’Aquila

6 aprile 2009

Alle 3:32 del mattino un sisma devastante di magnitudo 5.9 scuote l’Italia centrale. A Roma i cassetti volano fuori dai comò, i libri cadono dalle librerie, i lampadari oscillano a lungo. Ci svegliamo di soprassalto. Mia moglie accende la TV senza bisogno di parlare: su Sky scorrono le prime notizie. Io comincio subito a preparare la valigia, infilo poche cose e la borsa fotografica. Lei è abituata alle mie partenze improvvise. Ci baciamo sulla porta, con dolcezza e rassegnazione. “Stai attento”, sussurra.
Passo a prendere Marco del TG3 e altri due fotografi con cui condivido spesso la strada. Ci dirigiamo verso l’Aquila, senza ancora sapere cosa troveremo. Mia moglie mi richiama poco dopo: pare che l’epicentro sia nei pressi di Onna. Puntiamo lì. Le strade sono ancora percorribili, ma lungo l’A24 notiamo già una spaccatura netta nell’asfalto.
Arriviamo all’alba. Onna è praticamente rasa al suolo. Le case sono crollate, la gente viene evacuata su barelle improvvisate, ricavate dalle porte delle abitazioni. I sedili posteriori delle auto vengono smontati per far spazio ai feriti. Scattiamo foto, documentiamo la devastazione. Ci sentiamo impotenti. I soccorsi non sono ancora arrivati.
Dopo circa mezz’ora capiamo perché: L’Aquila è in ginocchio. Il sisma ha colpito duramente il capoluogo. La Casa dello Studente è crollata come burro, seppellendo molti ragazzi nel sonno. Alla fine, si conteranno 309 vittime.

© 2025 Francesco Toiati • Tutti i diritti riservati

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